Uno dei protagonisti del movimento nazionale italiano
fu Giuseppe Mazzini, membro della carboneria, il quale puntava alla
costituzione di un’Italia unita, libera, indipendente e repubblicana.
Mazzini rifiutava l’idea di un’Italia federale; era
convinto che uno Stato centralizzato avrebbe meglio rappresentato l’unità
nazionale. Secondo Mazzini il popolo aveva come missione quella di portare a
termine l’unità nazionale che non doveva essere realizzata da un sovrano
italiano né con l’aiuto di una potenza straniera ma attraverso un’insurrezione
popolare.
Nel 1831 Mazzini fondò un’organizzazione clandestina
nazionale che doveva incitare alla lotta popolare. Il metodo
scelto da Mazzini per la lotta fu quello del ricorso ai moti insurrezionali che
avrebbero innescato poi una sollevazione delle masse popolari preparate
all’azione per mezzo della propaganda. I tentativi insurrezionali promossi dai
mazziniani si trasformarono tutti in pesanti sconfitte perché le masse popolari
non comprendevano come propri gli obiettivi di propaganda.
Dopo la sconfitta delle piccole repubbliche instaurate
durante la Prima guerra di indipendenza(1848-1849) in tutta la penisola,
l’unico stato italiano che non subì moti rivoluzionari fu lo Stato sabaudo.
Alla guida del governo sabaudo vi era Camillo Benzo di Cavour, per il quale il
regno di Sardegna, stringendo alleanze con potenze straniere, doveva cacciare
l’Austria dalla penisola per poter costituire un vasto regno dell’Italia
Settentrionale. Tale convinzione portò Cavour ad inviare in Crimea un
contingente sardo; ciò consentì al regno sabaudo di partecipare al Congresso di
Parigi dove Cavour sollevò la questione italiana.
Di fronte all’ennesimo insuccesso dei mazziniani nella
spedizione di Sapri, Cavour, nell’incontro segreto di Plombiers, decise di
allearsi con la Francia. Secondo gli accordi stipulati, Napoleone III (Luigi
Napoleone diviene imperatore nel 1852 con tale nome) sarebbe entrato in guerra
a fianco del regno sabaudo solo se quest’ultimo fosse stato attaccato
dall’Austria. In cambio la Francia avrebbe ricevuto Nizza e la Savoia. Cavour,
per provocare l’Austria, fece disporre truppe sabaude lungo il confine con i
territori austriaci. Dopo
un ultimatum austriaco respinto da Vittorio Emanuele II, l’Austria attaccò il
regno di Sardegna (II Guerra d’Indipendenza). Come da patti la Francia si
schierò con Vittorio Emanuele II. Dopo una serie di vittorie delle truppe
sardo-francesi, Napoleone III propose all’Austria un armistizio in quanto
nell’Italia centrale esponenti filopiemontesi, saliti al potere, chiedevano
l’annessione al regno sabaudo. Il 12 luglio 1859 a Villafranca fu siglata la
pace tra Francia ed Austria. La pace prevedeva la cessione della Lombardia da
parte dell’Austria alla Francia, la quale successivamente la consegnò
all’Italia, e la restaurazione dell’ordine nell’Italia centrale. Nel 1860
nell’Italia centrale si tennero dei plebisciti con esito favorevole
all’annessione al regno sabaudo. Terminava così la prima fase dell’unificazione
pensata da Cavour. Il 5 maggio 1860 rientrano in scena i mazziniani che
organizzarono una spedizione di mille volontari guidati da Giuseppe Garibaldi,
avente lo scopo di fare insorgere le masse popolari meridionali. Garibaldi, sbarcato in Sicilia, piegò
subito la resistenza delle truppe borboniche e, in nome di Vittorio Emanuele
II, vi proclamò la dittatura. Dopo aver sedato nel sangue un moto contadino
contro i proprietari terrieri iniziò la risalita verso Napoli. Garibaldi sbarcò
in Calabria 19 agosto 1860 sotto il fuoco nemico delle navi borboniche e la
resistenza di uno sparuto gruppo di fedeli ai borboni prontamente messo a
tacere. Nella Casina dei mille Garibaldi dimorò un paio di giorni per far
riprendere fiato alle sue truppe, sopportando anche l’attacco delle navi
borboniche che non ebbe però alcun esito. In seguito i mille risalirono verso Napoli
dove entrarono il 7 settembre 1860. Intanto, per paura che Garibaldi potesse
giungere a Roma, Cavour inviò truppe piemontesi in Umbria e nelle Marche,
occupandole. Le truppe quindi si misero in marcia verso Napoli pronte a
scontrarsi con Garibaldi il quale però non era interessato a combattere contro
di esse. Questi preferì attendere l’arrivo del re. Nel frattempo nell’Italia
meridionale si tennero dei plebisciti per l’annessione al regno sabaudo, che
ebbero esito favorevole. Il 26 ottobre 1860, con lo storico incontro di Teano,
Garibaldi consegnò a Vittorio Emanuele II tutti i territori da lui liberati. In
epoca immediatamente successiva anche le Marche e l’Umbria furono annesse al
regno sabaudo per mezzo di plebisciti. L’unificazione nazionale prendeva così
corpo, anche se essa non era ancora completa perché il Lazio rimaneva
territorio papale e il Veneto era in mano austriaca. Il 17 marzo 1861 Vittorio
Emanuele II era proclamato re d’Italia.Nel 1866 scoppiò la guerra
austro-prussiana, cioè la III Guerra D’indipendenza. Italia si schierò con la
Prussia con il premeditato intento di sottrarre il Veneto all’Austria. La
guerra ebbe esito negativo per l’Italia ma, grazie alle vittorie prussiane e
alla pace di Vienna, il Veneto fu annesso al regno d’Italia.Per il
completamento del processo d’unificazione mancava soltanto l’annessione dello
Stato pontificio, operazione questa di difficile attuazione in quanto Papa Pio
IX non era in alcun modo intenzionato a rinunciare al potere temporale. Di
fronte a questo rifiuto, Garibaldi e i suoi volontari tentarono per due volte
di occupare Roma ma Napoleone III, protettore dello Stato pontificio, glielo
impedì. Con la caduta di Napoleone III a seguito della guerra franco-prussiana,
truppe italiane guidate dal generale Cadorna entrarono a Roma dopo essersi aperti
un varco presso Porta Pia (20 settembre 1870), ponendo fine al potere temporale
del papa. Nel luglio 1871 Roma divenne la capitale del regno d’Italia.
L’unità d’Italia si era finalmente realizzata.
Nessun commento:
Posta un commento
Grazie per il tuo commento!