lunedì

La Rivoluzione Francese - Tema

Il Terrore

             I giacobini presero il potere in un momento terribile per la Francia,i ribelli della Vandea, esercito controrivoluzionario, giungevano ad assediare Nantes. Intanto i girondini sfuggiti all’arresto guidavano nelle province francesi la rivolta federalista, espressione dell’avversione nei confronti del potere centrale giacobino. La reazione della Convenzione fu l’instaurazione di una nuova Costituzione democratica, detta dell’anno I (25 giungo 1793), che assicurava l’appoggio dei sanculotti accogliendo alcune loro istanze. Il 23 agosto,Lazare Carnot ebbe l’incarico di riorganizzare l’esercito di requisizione della popolazione e su richiesta dei sanculotti, fu stabilito dei prezzi massimi ai generi di prima necessità per garantire il sostentamento al popolo e alle truppe.
In un clima di vendetta e violenza, il Comitato si servi del Tribunale rivoluzionario per scappare di tutti i oppositori del regime.
Art 4.il tribunale rivoluzionario è instituito per punire i nemici del popolo.
Cominciò il periodo chiamato Terrore, che raggiunse il culmine fra settembre 1793 e l’agosto 1794 quando furono più di 16000 esecuzioni. In base a una legge adottata il 10 giugno 1794 chi era accusato di essere nemico del popolo presso il Tribunale Rivoluzionario poteva essere solo assolto o condannato a morte.
Art. 6 sono considerati nemici del popolo quelli che avranno provocato il ristabilimento della monarchia , o cercato di esautorare o dissolvere il governo rivoluzionario e repubblicano ,o stabilito degli accordi con i nemici della repubblica …
Art. 7. La penna per tutti i delitti di competenza del Tribunale rivoluzionario è la morte.
Per la vittoria completa della rivoluzione occorreva anche che i princìpi rivoluzionari penetrassero profondamente nella società e nella cultura nazionale. A tale scopo fu introdotto il sistema metrico decimale al posto delle vecchie unità di misura e fu varato un nuovo calendario repubblicano scristianizzato volendosi eliminare ogni influenza della chiesa.  Nel autunno di1793 l’esercito francese che grazie alla leva di massa contava quasi un milione di uomini. La guerra di difesa si trasformò in guerra di conquista. Questi successi accrebbero ancora la forza e il prestigio del Comitato che esercitava ormai una vera e propria dittatura. Data la perdita del suo leader, Marat, il Comitato viene guidato di Saint-Just e soprattutto da Roberspierre, soprannominato l’incorruttibile, per la sua fedeltà ai principi rivoluzionari. Dopo l’esecuzione del capo della ‘’sinistra ‘’ e degli ‘’indulgenti ‘’ la simpatia del popolo per Roberspierre alienò ,molti cominciarono a temere di non fare lo stesso fine. Il 27 luglio 1794 Roberspierre viene arrestato per rispondere a dell’accusa di ambizione e dispotismo; il 28 luglio viene ghigliottinato. Abolito il Tribunale rivoluzionario e poi ricondotti alla Convenzione gran parte dei poteri del Comitato il periodo rivoluzionario ebbe fine a si diffuse tra i francesi il desiderio di tornare alla normalità.





L'alcol - Tema

             L'alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute e il benessere degli individui. E' una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e, come le sostanze illegali, può indurre dipendenza. I giovani, le donne e gli anziani sono in genere più vulnerabili agli effetti delle bevande alcoliche dell'uomo adulto. Non esistono quantità sicure di alcol. La regola dell'Organizzazione Mondiale della Sanità a tale proposito è: meno è meglio!L'alcol è uno dei principali fattori di rischio per la guida, può esporre a forti rischi di incidente stradale anche in conseguenza di un singolo ed occasionale episodio di consumo. Già a undici anni si beve. Bere per bere: a qualunque ora e senza limiti. Un po’ come apparire in televisione, dà un gusto diverso alla vita. L’Italia ha il record, negli altri paesi s’inizia a tredici anni. Si beve in modo smodato poiché l’alcol è usato per sballare. Per i teenager ubriacarsi è una moda, è motivo di vanto. I ragazzini si vantano di aver preso sbornie incredibili. Si comincia con gli happy hour, si continua con birra, superalcolici, e beverone, nel quale si mette di tutto per dare il colpo finale. La legge vieta di somministrare alcolici al disotto di sedici anni, ma i ragazzi, aggirano i divieti portandosi le bottiglie da casa, o comprandole nei supermercati. I dati parlano chiaro è una vera emergenza. Non sembrano appuntamenti divertenti; piuttosto si respira una grande tristezza. Sembra che l’obiettivo principale sia quello di sparire; di non esserci. Non c’è il gusto del bere, ma piuttosto sembrerebbe un mezzo per socializzare; non più una trasgressione, ma un terribile conformismo, una parola d’ordine. L’alcol sembra aver sostituito i divertimenti, i desideri e gli entusiasmi di alcuni giovani. Sembrerebbe che per questi ragazzi non ci siano passioni, allegrie, progetti. Sembrano travolti dalla noia, anche quelli super impegnati, dai propri genitori, non sembrano essere né entusiasti né disinvolti, anche loro cercano una forza nell’alcol, e un senso. Forse cercano una strada, un’identità. Molti di loro sono convinti di gestire il problema, e l’idea della dipendenza non li sfiora. Sono terrorizzati di non far parte del gruppo, di essere considerati sfigati, e bevono anche senza averne voglia. L’abuso di alcol tra i minori è una piaga sociale, la dipendenza da alcol, molto sottovalutata, ha costi sociali enormi, per le patologie legate al fegato, e quelle psichiche. L’aspetto inquietante è che l’alcol diviene l’inizio della dipendenza e l’apertura al mondo della droga. Perdere il controllo, essere lontano dai pensieri, sembra essere l’obiettivo di preadolescenti e adolescenti. Si sentono soli e fragili, senza mete, a volte con nulla da desiderare perché hanno tutto; sono stati preceduti anche nei desideri, ma tutto ciò non li ha resi né più felici, né più forti ma solo più deboli, paurosi, e senza grandi iniziative. Sarebbe importante chiedere agli adulti una maggiore coerenza: rispetto alle leggi, alle pubblicità, agli esempi in generale.


I problemi dell’Italia Unita

              All’indomani dell’unificazione il nuovo stato si trovò impreparato e incapace a affrontare gli innumerevoli problemi di un territorio dodici volte più grande del Piemonte. Il Regno d’Italia presentava squilibri enormi. Le leggi piemontesi che furono estese a tutto il territorio, erano lontane e spesso incomprensibili per molti cittadini della nuova Italia. Gli abitanti nel 1861 erano 21.000.000 di cui 16.800.000 analfabeti; c’erano otto monete diverse; sistemi legislativi, lingue e dialetti diversi.


             Tanti secoli di dominazione straniera, la difficoltà di viaggiare velocemente, la mancanza di mezzi di comunicazione per diffondere le notizie avevano fatto sì che gli abitanti della penisola avessero mentalità e abitudini completamente diverse. La lingua italiana era conosciuta solo da quei pochi che l’avevano potuta studiare sui libri. L’Italia quindi era politicamente unita ma in realtà gli italiani delle varie regioni non avevano ancora capito di far parte di un unico stato.
               L’aristocrazia, invece di preoccuparsi della soluzione dei problemi riguardanti i grandi appezzamenti di terra, viveva in ville sontuose occupandosi soltanto della propria vita, concedendosi feste e lussi. Il denaro, che avrebbe potuto servire per migliorare la produzione delle terre, veniva da loro speso per vivere più che agiatamente. La terra, soprattutto al Sud, era trascurata e si preferiva la pastorizia all’agricoltura proprio perché la prima costava meno e permetteva di lasciare incolta la maggior parte dei terreni che avrebbero potuto dar lavoro a migliaia di contadini e da vivere dignitosamente alle loro famiglie.
I contadini poveri del Sud avevano sostenuto l’impresa di Garibaldi perché speravano di migliorare le loro condizioni di vita attraverso la realizzazione di una riforma agraria che distribuisse ai più poveri le terre, spesso lasciate incolte e possedute dai grandi proprietari.
In realtà, anche dopo l’unità, non cambiò nulla nelle campagne meridionali: la gran riforma agraria e la distribuzione delle terre non erano nei programmi del nuovo Stato.
Ad aumentare il malcontento, delle popolazioni, specialmente nelle regioni meridionali, contribuì anche l’introduzione dell’obbligo di fare il servizio militare per un certo periodo. Al tempo dei Borboni, nel Regno delle due Sicilie il servizio militare non era obbligatorio; nel Regno d’Italia durava invece cinque anni.
La partenza dei giovani arrecava notevoli danni alle famiglie perché le privava per molto tempo del loro aiuto nel lavoro dei campi.

I PROBLEMI ECONOMICI

            Il nuovo Regno d’Italia si trovava in condizioni economiche difficili. Il deficit dello Stato era grandissimo perché non solo il Piemonte si era fortemente indebitato per fare la guerra del 1859, ma dopo l’unificazione lo Stato italiano dovette assumere come propri i debiti di quegli Stati che aveva assorbito. Né si potevano ridurre le spese, perché bisognava creare strade e scuole, fare bonifiche e canali d’irrigazione, costruire la rete ferroviaria e quella stradale.
            Per riportare il bilancio in pareggio, cioè per fare in modo che spese e ricavi si pareggiassero, furono imposte pesanti tasse. La più odiata dal popolo fu là tassa sul macinato: si doveva pagare allo stato una tassa per ogni chilo di frumento portato a macinare ai mulini. Questa tassa rendeva più cari il pane e la pasta e quindi cadeva tutta sulle spalle del popolo perché il pane e la pasta erano gli unici cibi quotidiani della povera gente.

IL BRIGANTAGGIO

              Di fronte a condizioni di vita disperate molti contadini del Sud, cominciarono a rimpiangere il governo borbonico, si ribellarono, si organizzarono in bande, si nascosero sulle montagne e nei boschi e diventarono briganti: aggredivano di sorpresa villaggi e viaggiatori rubando, saccheggiando e uccidendo. A loro si unirono ex garibaldini ed ex soldati borbonici i cui eserciti erano stati disciolti. Sia i Borboni sia il Papa aiutarono in un primo tempo queste bande, sperando di abbattere il Nuovo Regno d’Italia e di riprendere i loro antichi territori. Tra il 1861 e il 1865 furono individuate ben 388 bande, ma forse erano anche di più. Il brigantaggio era il segnale di una rivolta popolare e costituiva il segnale di un malessere profondo che coinvolgeva l’intero Sud. Per risolvere questa situazione sarebbe stata necessaria un serie di riforme che migliorassero le condizioni di vita delle masse di contadini del mezzogiorno. Ma la soluzione scelta fu diversa. Il governo italiano, invece di cercare di migliorare le condizioni di vita che avevano spinto molte persone a diventare briganti, inviò nel sud, a combattere contro di loro, un esercito di 120.000 soldati, occupò militarmente le regioni meridionali e represse la guerriglia con un grande spargimento di sangue. I morti fra i briganti ed i soldati furono moltissimi. Alla fine del 1864 il brigantaggio era stato in parte eliminato ma non era stato risolto il problema fondamentale che lo aveva scatenato: la miseria dei contadini meridionali.


IL PROBLEMA DELL’ANALFABETISMO E LA SCUOLA


             In quasi tutte le regioni d’Italia l’analfabetismo era molto diffuso specialmente nel sud dove i bambini dovevano cominciare a lavorare molto presto. Soltanto nel Piemonte, nella Lombardia e nel Veneto dove il governo austriaco aveva reso gratuita l’istruzione dai sei ai 13 anni, la situazione era migliore. Per cercare di risolvere il problema dell’analfabetismo, il Regno d’Italia adottò le leggi piemontesi sulla scuola pubblica. Queste leggi affidavano ai comuni la spesa per la costruzione e la gestione degli istituti scolastici. Ma in molte zone, soprattutto nel Sud, la mancanza di soldi impedì ai comuni di costruire scuole. Per cercare di risolvere il grave problema dell’analfabetismo furono approvate varie leggi. In una di oltre 100 anni fa si affermava che i ragazzi dovevano andare a scuola per almeno due anni. Ma non bastavano le leggi: la mancanza di aule e maestri era talmente grave che solo molti anni dopo l’unità le cose cominciarono a migliorare. Alla mancanza di aule e maestri, specialmente nell’Italia meridionale, si aggiungeva un altro problema. I genitori stessi non volevano che i loro figli andassero a scuola perché dovevano essere di aiuto nel lavoro dei campi oppure servire come garzoni nelle miniere di zolfo. I “carusi” erano appunto ragazzi dagli otto ai quindici anni addetti a trasportare a spalla pesanti carichi di zolfo dal fondo delle miniere alla superficie attraverso strettissimi condotti. Si riconoscevano a prima vista: spalle curve, gambe storte, occhiaie profonde, rughe precoci.


LA SITUAZIONE IGIENICO-SANITARIA

            Altro grosso problema era costituito dalla gravissima situazione igienico- sanitaria; occorreva lottare contro le epidemie di tifo e di colera che ogni tanto scoppiavano causate dalla mancanza di acqua potabile e di fognature efficienti. Altre due gravi malattie dovevano essere affrontate la malaria e la pellagra, quest’ultima dovuta all’alimentazione, limitata quasi alla sola polenta, da contadini settentrionali.


L’EMIGRAZIONE

               L’emigrazione, cioè l’abbandonare il proprio paese per cercare lavoro all’estero, fu uno dei fenomeni più dolorosi dell’Italia post- unitaria. Verso il 1876, gli Italiani che emigravano in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita erano ogni anno circa 100.000 mila in prevalenza settentrionali. Andavano soprattutto in Francia e in altri Stati europei; di solito tornavano in Italia dopo aver messo da parte un po’ di soldi. In seguito invece furono soprattutto contadini e braccianti meridionali a emigrare: in un primo tempo verso l’America meridionale e poi negli Stati Uniti: questa era un’emigrazione che non prevedeva il ritorno. Le società di navigazione che ricavavano molti soldi dal trasporto degli emigranti davano pubblicità alle necessità di manodopera all’estero e alle paghe alte. Molti partivano per trovare lavoro nei nuovi paesi ma trovavano molto spesso miserie come nei loro paesi. Gli emigrati inviavano i loro risparmi alle famiglie rimaste in Italia e i soldi inviati erano utilizzati per migliorare le abitazioni, per rendere più produttiva la terra, per far studiare i giovani e per pagare i debiti.


domenica

Gabriele D'Annunzio

                Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese, che vive grazie alla ricca eredità dello zio. Compie gli studi liceali nel collegio Cicognini di Prato, distinguendosi sia per la sua condotta indisciplinata che per il suo accanimento nello studio unito a una forte smania di primeggiare. Durante gli anni liceali riesce a pubblicare, a spese del padre la sua prima raccolta di poesie con quale ottiene un precoce successo e ulteriormente inizia a collaborare con alcuni giornali letterari dell'epoca. Nel 1881, iscrittosi alla facoltà di Lettere, si trasferisce a Roma, dove, senza portare a termine gli studi universitari, conduce una vita sontuosa, ricca di amori e avventure. In breve tempo, collaborando a diversi periodici, sfrutta il mercato librario e giornalistico e orchestrando intorno alle sue opere spettacolari iniziative pubblicitarie, il giovane D'Annunzio diviene figura di primo piano della vita culturale e mondana romana. Il suo primo romanzo Il piacere (1889), si colloca al vertice di questa mondana ed estetizzante giovinezza romana. Nel 1891 assediato dai creditori si allontana da Roma e si trasferisce insieme all'amico pittore a Napoli, dove, collaborando ai giornali locali trascorre due anni in precarietà. La principessa Maria Gravina Cruyllas abbandona il marito e va a vivere con il poeta, dal quale ha una figlia. Alla fine del 1893 D'Annunzio è costretto a lasciare, a causa delle difficoltà economiche, anche Napoli. Ritorna, con la Gravina e la figlia, in Abruzzo, e nel 1894 pubblica alcune altre raccolte poetiche tra cui Le elegie romane. I suoi testi inoltre cominciano a circolare anche fuori dall'Italia.Nel 1895 esce La vergine delle rocce, il romanzo in cui si affaccia la teoria del superuomo e che dominerà tutta la sua produzione successiva. Alla fine degli anni ‘90 viene eletto deputato, ma nel 1900, opponendosi alle pratiche dei suoi colleghi politici abbandona la destra e si unisce all'estrema sinistra. Nel 1910 pubblica il romanzo Forse che sì, forse che no, e per sfuggire ai creditori, convinto dalla nuova amante Nathalie de Goloubeff, si rifugia in Francia.Vive allora a Parigi partecipando alla vita mondana della belle époque internazionale, e compone opere in francese. Nel 1915, nell'imminenza dello scoppio della prima guerra mondiale, torna in Italia, dove incita il popolo alla guerra con “le radiose giornate di maggio”. Riacquista un ruolo di primo piano, tenendo accesi discorsi interventistici e, traducendo nella realtà il mito letterario di una vita inimitabile, partecipa a varie e ardite imprese belliche, ampiamente autocelebrate. Durante un incidente aereo rimane ferito ad un occhio. A Venezia, costretto a una lunga convalescenza, scrive il Notturno, edito nel 1921. Nonostante la perdita dell'occhio destro, diviene eroe nazionale partecipando a celebri imprese, quali la beffa di Buccari e il volo nel cielo di Vienna. Alla fine della guerra, conducendo una violenta battaglia per l'annessione all'Italia dell'Istria e della Dalmazia, alla testa di un gruppo di legionari nel 1919 marcia su Fiume e occupa la città, instaurandovi una singolare repubblica, la Reggenza italiana del Carnaro, che il governo Giolitti farà cadere nel 1920. Negli anni dell'avvento del Fascismo, nutrendo una certa diffidenza verso Mussolini e il suo partito, si ritira, celebrato come eroe nazionale, presso Gardone, sul lago di Garda, nella villa di Cargnacco, trasformato poi nel museo-mausoleo del Vittoriale degli Italiani. Qui, pressoché in solitudine, nonostante gli onori tributatigli dal regime, raccogliendo le reliquie della sua gloriosa vita, trascorre una malinconica vecchiaia sino alla morte avvenuta il primo marzo 1938.

La poetica dannunziana è l’espressione più appariscente del Decadentismo italiano. Dei poeti «decadenti» europei D’Annunzio accoglie modi, forme, immagini, con una capacità assimilatrice notevolissima; quasi sempre, però, senza approfondirli, ma usandoli come elementi della sua arte fastosa e portata a un’ampia gamma di sperimentazioni. Per quest’ultimo aspetto lo si può avvicinare al Pascoli, anch’egli impegnato in una ricerca di nuove tematiche linguistiche. Anche per D’Annunzio fu importante l’incontro col Simbolismo europeo, soprattutto francese, dove s’avverte la ricerca della parola suggestiva, dell’analogia simbolistica, l’ansia d’una poesia che evochi li mistero, attraverso raffinate atmosfere sentimentali e di sensibilità e oggetti ridotti a emblemi d’una realtà più profonda. Nella vita pratica il D’Annunzio suscitò interesse e curiosità in certa aristocrazia e borghesia parassitaria e sfaccendata, e ne influenzò il costume con i suoi atteggiamenti estetizzanti, narcisistici, immorali e superomistici. Nella vita letteraria con i suoi virtuosismi lessicali e stilistici diventò il modello di tanti poeti del suo tempo.
Nella vita politica dapprima con la sua eloquenza fastosa di interventista e con le imprese eroiche e leggendarie di combattente, galvanizzò, entro certi limiti l’Italia in guerra; poi con il gusto estetizzante dell’avventura e della ribellione all’autorità costituita influenzò il Fascismo, al quale il dannunzianesimo fornì gli schemi delle celebrazioni esteriori, dei discorsi reboanti e vuoti, dei messaggi e dei motti e la teatralità dei gesti.
Data la sua abilità di adattarsi in varie e assai diverse posture, D’Annunzio, il poeta soldato, rimane un simbolo del patriottismo, e ancor oggi un modello non solo per gli italiani ma per qualsiasi persona che viene a conoscenza delle sue grandiose imprese di vita quotidiana, militare e artistica.

La Politica di Stalin

               Iosif Vissarionovič Džugašvili,  è stato rivoluzionario e politico sovietico bolscevico conosciuto come Stalin, (d’acciaio), Segretario Generale del Partito Comunista dell'URSS e leader del Paese tra 1924 e 1953. Il termine “stalinismo” indica spesso una visione, o una trasformazione delle idee del marxismo e del movimento operaio in modo da creare una rigida, e piuttosto elementare dottrina del mondo e della storia, una visione filosoficamente oggettiva del realismo, e la sussunzione sistematica di ogni accidente o compromesso, anche di natura più temporanea, sotto categorie teoretiche, allo scopo di fornirne una giustificazione in termini dottrinari e ideologici. Nonostante cresciuto in un seminario ortodosso, pratica l'ateismo come una religione, che si contrappone in modo incompatibile alle altre religioni, demolendo le chiese, mettendo fuori legge gli sacerdoti e le pratiche religiose. In seguito Stalin, eliminò progressivamente ogni rappresentante di quella che poteva essere una minaccia, sia politica sia professionale, allo scopo di sostituirla con elementi nuovi, da lui promossi, e pertanto a lui grati e fedeli. Nonostante questo, in seguito alla vittoria contro Hitler nella Seconda Guerra Mondiale, viene esaltato come: “padre dei popoli”, “maestro e guida”, “difensore degli oppressi e della pace”, fino alla pubblicazione di cosiddetto “rapporto di Khruščёv”, il suo predecessore, Nikita Khruščёv, che accusandolo di diversi crimini, inizio la “destalinizzazione”.



Conseguenze Seconda Guerra Mondiale - miniRiassunto

La seconda guerra mondiale finì ufficialmente nel 1945 con un bilancio delle perdite umane più disastrose rispetto alla guerra del ’14-18; le vittime delle barbarie ammontarono a circa quaranta milioni di individui e furono assai più numerose tra i civili che tra i militari. La guerra ebbe profonde ripercussioni anche sul sistema internazionale. Uno degli effetti più importanti dei negoziati di pace fu infatti quello di stabilire il ruolo egemone degli USA nel nuovo ordine politico ed economico in campo internazionale. Nel febbraio del 1945 alla Conferenza di Yalta, in Crimea, si incontrarono i tre "grandi" W. Churchill, F.D. Roosevelt e J.V. Stalin i quali stabilirono la suddivisione dell’Europa in due sfere d’influenza: l’Occidente agli anglo-americani, l’Oriente all’URSS, la "cortina di ferro" che separava l’Europa dell’Est da quella dell’Ovest, intorno ai quali si polarizzerà il sistema delle relazioni internazionali nel secondo dopoguerra e fino al crollo dei regimi comunisti, i principali paesi dell’Europa occidentale, tra cui l’Italia, avrebbero iniziato il loro cammino verso l’integrazione europea, sotto la guida degli USA, aiutati dal piano Marshall (1948). Italia ebbe ritmi di crescita tra i più alti del mondo.



Cause Seconda Guerra Mondiale - Riassunto

La seconda guerra mondiale è il conflitto che tra il 1939 e il 1945 ha visto confrontarsi da un lato le potenze dell'Asse e dall'altro i paesi alleati. Viene definito «mondiale» in quanto, così come già accaduto per la Grande Guerra, vi parteciparono nazioni di tutti i continenti e le operazioni belliche interessarono gran parte del pianeta. Nel 1939 in Europa si manifestava con sempre maggiore violenza il disegno imperialistico della Germania di Hitler, volto a espandere il territorio abitato dai tedeschi. Dopo aver annesso l'Austria, conquistato la Boemia, sottomesso la Slovacchia, il 1º settembre 1939 Hitler invase la Polonia, in seguito alla firma di un'alleanza militare temporanea con l'Unione Sovietica di Stalin e usando come casus belli l' incidente di Gleiwitz, il finto attacco inscenato contro la stazione radio tedesca. Di fronte a quest’ulteriore grave atto, il 3 settembre, le potenze occidentali, Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania.
               Il 10 giugno del '40, Benito Mussolini annuncia l'ingresso in guerra dell'Italia nonostante la dichiarazione di, non belligerante allo scoppio del conflitto.



Conseguenze Prima Guerra Mondiale

Il 1918 fu l’anno decisivo del conflitto, e segnò anche la conclusione della Prima Guerra Mondiale, specialmente l'11 novembre, quando la Germania firmò l'armistizio con le forze dell'Intesa.
La Conferenza di Pace di Parigi (1919) penalizzò duramente i paesi perdenti, in particolar modo la Germania, facendo prevalere gli interessi delle due potenze europee, Francia ed Inghilterra. All’Italia furono concessi i territori di Trentino, Alto Adige, Trieste e Istria. Dallo smembramento dell’impero austro-ungarico nacquero quindi nuove realtà territoriali e politiche: l’Ungheria, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia.
Nel 1919 nasce la Società delle Nazioni che diventerà l'O.N.U. - Organizzazione delle Nazioni Unite, con lo scopo di sostenere la cooperazione fra stati per garantire pace, sicurezza e relazioni tra gli stati sui principi della giustizia e rispetto del diritto internazionale. Comunque, a livello internazionale, le soluzioni dei diversi trattati di pace si dimostrarono poco rispettose nei confronti delle varie identità nazionali, alimentando le cause che spinsero le potenze mondiali a scontrarsi in un nuovo e devastante conflitto mondiale.




Cause Prima Guerra Mondiale - Riassunto

                                                                La Prima Guerra Mondiale fu originata dalle tensioni politiche, militari ed economiche tra i diversi stati europei. La Francia voleva sottrarre alla Germania l’Alsazia e la Lorena, l’Italia voleva liberare Trento e Trieste dal dominio dell’impero austro-ungarico,alcuni stadi dell’impero austro-ungarico cercavano l’indipendenza o il distacco dall’Impero Austriaco.
Alla vigilia della guerra l’Europa era divisa in due schieramenti: La triplice alleanza che comprendeva Germania, Austria e Italia e la triplice Intesa costituita da Francia, Gran Bretagna e Russia. La corsa agli armamenti della Germania e la costituzione di una potente flotta, minò la supremazia inglese sui mari, tra le potenze industriali si era scatenata una gara economica e commerciale sempre più dura, i grandi gruppi ricavavano enormi profitti dalla costruzione di armamenti e navi, per loro la guerra era fonte di grandi guadagni.
La causa scatenante della guerra fu l’assassinio del futuro erede al trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando avvenuto il 28 giugno del 1914. L'assassinio avvenne mentre Francesco Ferdinando attraversava Sarajevo su un’auto scoperta. L’attentatore era uno studente bosniaco, Gravilo Princip, militante di un’organizzazione irredentista che risiedeva in Serbia e tollerata da parte del governo serbo.

Il Fascismo - Riassunto

Il fascismo nasce come movimento politico a Milano il 23 marzo del 1919 per iniziativa di Benito Mussolini. Le origini storiche del fascismo risalgono alla profonda crisi provocata in tutta l'Europa dalla 1° Guerra mondiale che portò a radicali mutamenti nelle strutture politiche e sociali dei singoli paesi. Esso si inserì agevolmente nella difficile situazione dell'Italia del dopoguerra, avvalendosi di tutti i motivi di malcontento e disorientamento vivi nel paese. Nel congresso di Roma il movimento, che contava ormai trecentomila iscritti, operò la sua trasformazione in partito, caratterizzandosi come difensore dell'ordine e dandosi una più precisa fisionomia ideologica. Il nuovo partito si pose l'obiettivo della conquista dello Stato, favorito dalla crisi sempre più profonda delle istituzioni liberali, dal succedersi di governi deboli e impotenti, dalla divisione delle sinistre. Dopo la cosiddetta “Marcia su Roma” del 28 ottobre 1922, Vittorio Emanuele III affidò a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo. Ottenuta la presidenza del Consiglio, Mussolini dichiarò di voler reprimere tutte le illegalità, e per questo fine compose un governo di coalizione con esponenti del liberalismo, del Partito Popolare e dell’esercito, ma le violenze squadriste continuarono indisturbate e il fascismo procedette nel progressivo sovvertimento delle istituzioni liberali, sistematicamente sostituite con gli strumenti di un nuovo regime, quali il Gran Consiglio del Fascismo e la Milizia. Finì nel 1943 con l’arresto è l’esecuzione di Mussolini.